Poesia.
Su un bigliettino sgualcito il fratello Mario mi passa questa sua poesia. E' carina. In linea con tanta letteratura calcistica e folcloristica della mia amata Patria. Si intitola: " 'O tifoso napulitano":
Quanno 'o Napule vinceva tutte cose / ognuno addeventaje tifose. / Poi purtroppo molti hanno lasciato / pecché nisciuno era tanto 'nnammurato. / Ma 'o tifoso 'o vero 'e qualità / se vede quanno 'a squadra nunn'o 'ddà! / Jetta pur'isso 'o sang' 'miez 'o campo, / allùcca, incita e s'avvampa. / 'O Napule è 'na storia, è 'na passione, / 'na malatia senza guarigione. / E' 'a voglia de riscatto 'e 'na città, / 'na cosa ca fa parte d'o DNA! / All'arbitro gli piace comandare, / 'o jucatore joca pe' ddenare, / l'allenatore lo fa pe' guadagnare, / 'o sponsor nce stà per azzuppare... / Ma a Napule 'o pallone ancora esiste / pecché ce stà 'o tifoso ca resiste! (Mario Longobardi).
E dal profondo del cuore, allora: "Forza Napoli"! Sempre e ovunque... Pecché è 'o popolo c'o vo'!
Guarderanno a colui che hanno trafitto...
La storia biblica del popolo di Israele è la nostra storia. La vita di ognuno di noi. Siamo di dura cervìce. Così, liberati dalla schiavitù d'Egitto, siamo lì a girovagare nel deserto, scoprendo che sempre Dio provvede, ma combattendo continuamente con il dubbio che si sia allontanato da noi, che non ci ami. Il dubbio che il serpente mise nel cuore di Eva. Ma quando Israele si allontana da Dio ecco che Lui, nella Sua paterna misericordia, lo richiama a sè. Così dei piccoli serpenti velenosi iniziarono a mietere vittime nel popolo. E il popolo capì. Capì che non è possibile fare a meno di Dio, che nel deserto della vita anche un serpentello può ucciderti. E si rivolse a Mosè. Mosè ricevette da Dio l'ordine di fare un serpente di rame e di innalzarlo su un'asta: chiunque era morso non aveva che da guardare il serpente di rame inchiodato a quell'asta e rimaneva in vita (Nm. 21, 4-9).
"Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo, perché chiunque crede abbia la vita eterna" dice Gesù nel Vangelo di Giovanni (3, 14). Semplicemente, guardare con fede a Colui che abbiamo trafitto salva dal morso velenoso! Il peccato che ti dà la morte sta là, inchiodato definitivamente su quella croce. Devi solo accettare questa salvezza credendo e guardando. Non è una magìa, è un dono dello Spirito.
Ecco perché l'antico serpente agisce in ogni modo per togliere questo segno potente di salvezza dalla società odierna. Alle comunità cristiane il compito di innalzarlo: indossandolo, nelle proprie case, in ogni luogo... Per un crocifisso tolto da un'aula scolastica graffiamone dieci sui muri!
...Un grande della storia napolitana.
Ricevo e volentieri ripubblico l'articolo di Erminio De Biase, a dieci anni dalla dipartita di colui che resterà per sempre nel mio cuore con il dolce nomignolo con cui lo chiamavo da bambino: "zio Tee"...
Pochi ignorano ancora che Michele Topa, insieme con Carlo Alianello, è un pilastro portante della rivisitazione storica di quello che fu il Regno delle Due Sicilie. I suoi libri, infatti, Così finirono i Borbone di Napoli e I Briganti di sua Maestà, insieme con i saggi ed i romanzi dello scrittore lucano, cominciarono a squarciare quella spessa cortina di menzogne che alimenta il mito del Risorgimento. Fu grazie alla lettura del suo libro, infatti, nel lontano 1968, che abbracciai convinto e senza ulteriori dubbi la causa duo-siciliana, a dispetto della storiografia ufficiale che, fino a quel momento e soprattutto attraverso la scuola, aveva fatto di me un ennesimo ignorante “storico”. Nel loro differente modo di scrivere, inoltre, Carlo Alianello e Michele Topa si integrano non sovrapponendosi perché, pur raccontando le stesse verità, lo fanno in maniera differente: l’uno con lo stile avvincente del romanziere, l’altro con il classico taglio del giornalista: concreto e deciso che va subito al cuore delle cose.
Conobbi Michele Topa nel 1995 quando, recandomi a Londra per raccogliere materiale d’archivio per il mio primo libro, volli fermarmi appositamente da lui che viveva in Germania, per conoscerlo, per parlargli ma, soprattutto, per poter avere l’occasione di stringere la mano a colui che, in un certo senso, aveva dato il la alla mia formazione di studioso del Regno delle Due Sicilie. Il suo primo libro, Così finirono i Borboni a Napoli (la I edizione aveva la copertina azzurra) mi spiegò, nacque per caso. Esso fu, in realtà, la raccolta di tutti gli articoli che egli aveva redatto, originariamente a puntate, per una rubrica de Il Mattino, il quotidiano di Napoli per il quale, all’epoca, scriveva. Fu un successo inaspettato quello che i lettori gli decretarono, tanto che fu deciso di raccoglierli in un volume che venne dato, poi, in omaggio agli abbonati a Natale del 1960. Quel testo, ora una rarità, è stato il primo mattone della mia biblioteca borbonica. Successivamente, all’inizio degli anni '90, il libro fu ristampato in veste più elegante e ricca, nello stesso stile in cui, qualche anno dopo, avrebbe visto la luce I Briganti di Sua Maestà, un saggio sul cosiddetto Brigantaggio che -precedentemente- era stato pubblicato, sempre a puntate, su La Tribuna Illustrata. Anche questo suo libro ebbe per me un particolare significato: dalla sua bibliografia, infatti, trassi lo spunto per il mio secondo scritto. Per questi motivi, dunque, non posso non considerare Michele Topa come mia personale Musa ispiratrice. Ancora oggi, a tanti anni di distanza dalla loro pubblicazione, di tanto in tanto nelle vetrine dei librai o sulle bancarelle rispuntano, come fossero stati appena ristampati, i libri di Michele Topa (misteri di Napoli!) lavori che, scaturiti da tanta amorevole fatica, da tanta ricerca appassionata, gli produssero immensa soddisfazione, sebbene, a quanto mi risulta, solo a livello… “morale”.
Ora il nostro compianto conterraneo riposa nel piccolo cimitero di un paesino della Bassa Baviera, la stessa terra che diede i natali all’ultima grande Regina del Regno delle Due Sicilie: ci passo quasi ogni anno, non a deporvi fiori, perché la sua tomba è, di per sé, un piccolo giardino, ma per ringraziarlo di quel testimone di un’ideale staffetta che mi passò quando ci incontrammo, dicendomi: “Quello che bisogna far capire (ed io ho cercato di farlo) è che Napoli non era una cosa qualunque, era una grande città e la verità sulla sua fine va tenuta viva.”
Molti di noi, per fortuna sempre più numerosi, ma anche -ahimé- sempre più sparpagliati, quella verità la stanno alimentando: con gli scritti, con le parole e con lo sventolio delle nostre bandiere. Una di quelle bandiere, quella che nelle mie mani, nel marzo 2003, aveva contributo ad impedire, insieme con tante altre, che il discendente degli antichi usurpatori entrasse nel Duomo di Napoli, la conservai per poi deporla, come una reliquia, sulla tomba di Michele Topa, come a dirgli che le pagine dei suoi libri non erano state scritte invano.
Erminio de Biase
(De Lapalisse)
Noemi, escort, gossip, trans, intimidazione, killeraggio, ricatto, pagato, mai pagato, moralismo, uomini pubblici, privato, famiglia, reputazione, buco della serratura, fango, trasparenza, informazione, immagini, pubblicità, giornalismo, fuga di notizie, libertà di stampa, libertà di calunnia, libertà di denuncia, mancata denuncia... E ognuno aggiunga il tag che più gli aggrada.
Chi è senza peccato scagli la prima pietra. Ecco, chi va per tagliar teste finisce con la testa tagliata! Con questa frase avevo chiuso il post di apertura di questo blog, esattamente due anni fa. Vedo che siamo sempre lì.
23 ottobre 2007 - 23 ottobre 2009
E così, visti anche i problemi di visualizzazione che si iniziavano ad avere e che scoraggiavano un po' la lettura, seppure a malincuore, ho cambiato grafica.
E' tempo di bilanci, allora, per cui ho guardato un po' le statistiche: 67 articoli postati dal sottoscritto in questo biennio, 733 commenti, 120 amici, 15.275 accessi. Chissà se sono dati cattivi, buoni o semplicemente incoraggianti...
Spero in ogni caso di essere riuscito a dare qualche spunto per una discussione serena ed utile, in un momento in cui sarebbe ora di iniziare tutti a guardare al bene comune. Ricomincio da qui. Pace e bene ad ogni visitatore.
"A me le iene non piacciono".
"Papà, a me queste iene non mi piacciono...", disse qualche anno fa mio figlio, stringendosi a me, un po' spaventato davanti alla saga de "il re Leone".
Neanche a me piacciono. E non mi piace che qualcuno si vanti del titolo di "iena", nemmeno ironicamente. Nè che qualcuno si erga a paladino della giustizia davanti a dei poveracci: ladri, truffatori, fetenti, ma pur sempre dei poveracci (in realtà siamo tutti dei poveracci in cerca d'amore). Nella deriva del moralismo ipocrita c'è anche questo. Questa TV di finta denuncia, di finto coraggio, di finta "società civile", contrapposta ad una ipotetica "società incivile". Non sono sole, le iene, nè hanno inventato qualcosa di nuovo. Marrazzo docet. Loro sono "i migliori", moralizzatori dei costumi, fustigatori dei vizi... basta che siano altrui. Sono il tribunale del popolo: emettono la sentenza, chiedono l'abiura (li avete mai sentiti quando invitano il malcapitato a dire che non lo farà più?), applicano la pena: la gogna mediatica.
Sarò fuori del tempo, ma mi tiro fuori. Giudicare in piazza piuttosto che in tribunale anche i ladri di galline mi fa ribrezzo. Anzi, mi diventa automaticamente simpatico il piccolo truffatore inseguito in strada, con una telecamera costantemente "sparata" in faccia, mentre cerca di nascondersi il volto e quasi piange... O quello che ha truffato decine di persone con la storia che gli faceva fare un affare... Mi diventa simpatico anche il calciatore che, su una strada solitaria, supera il limite di velocità ed è additato come incivile... Mio Dio, cosa sarà mai? O il povero parlamentare ignorantello che così, a bruciapelo, non riesce proprio a ricordare la data della scoperta dell'America... O il bidello che, sì, aveva il brutto vizio di catturare uccellini e tenere le gabbiette in un locale della scuola...
Bravi, belle inchieste. Bel coraggio. Bella TV di denuncia. D'altra parte ghignare toglie nobiltà a ogni denuncia. Chissà se un giorno una telecamera verrà mai a spiare anche nelle vostre case, nei vostri uffici, tra le vostre lenzuola. Lì, con il metro con il quale giudicate sarete giudicati.
... Ma mi faccia il piacere!
Per ridere un po' (sono altre le cose serie). Ti sarà certamente capitato di sentire: "E' inammissibile che un presidente del Consiglio possa querelare un giornale. Un privato cittadino potrebbe, ma un presidente del Consiglio...". Qua stringono le spalle con aria sconsolata e ti guardano con compassione: "Povero rappresentante del popolo bue! Eh, il tuo premier l'ha fatta grossa. Stavolta è indifendibile!". Per questa elite intellettuale d'avanguardia rivolgersi alla magistratura, in questo caso (e solo in questo), è un attentato alla libertà di stampa. Ma non sono quelli che danno sempre lezioni perché gli altri si rimettano serenamente al giudizio della magistratura?
Orbene, segnalo un magistrale articolo di Franco Bechis su Libero di oggi. Tanto per vedere da che pulpito vengano certe prediche. Sono quattro i presidenti del Consiglio che hanno querelato qualche giornale: Dini nel 1995, D'Alema nel 1999, Prodi nel 2008 e... solo soletto come rappresentante del centro-destra, il povero diavoletto accusato di ogni nefandezza! Che non sarà uno stinco di santo (e per fortuna lo dice...), ma così diventa sempre più simpatico! Prodi, per di più, anche da presidente UE querelava a go-go (era un intimidatore?) e non parliamo di Di Pietro, che invitava qualche anno fa chi sappiamo "a lasciarsi giudicare!".
Ecco! Allora, quando verranno di nuovo da te, con quell'aria sussiegosa intellettual-progressista, scuotendo la testa, ti invito a rispondere da popolano-popolare con le parole di Totò: "Ma mi faccia il piacere!"
... e mai più 10.
10 domande, 10 risposte... o non risposte, 10 controdomande, 10 verità, 10 controverità... Di questi tempi va di moda il numero 10 (come i 10 comandamenti, tirati in ballo a proposito e a sproposito! Inutile ricordarvi che "il diavolo è la scimmia di Dio").
Sono stato segnalato dall'amica Stellanuova (grazie!) tra i suoi 10 blog preferiti, qui su Splinder. Così, mosso dallo spirito :-), segnalo anch'io i miei 10 blog preferiti. Si specifica che la presente segnalazione non costituisce "catena di S.Antonio" e che pertanto non siete tenuti a replicare, risegnalare, ringraziare, maledire per questo parere personale. Non lo farò più.
1-AnnaV, 2-Xunder, 3-Giacabi, 4-Berlic, 5-ClaudioLXXXI, 6-Mariaserena, 7-Laralara, 8-Carlobellieni, 9-Joe67, 10-ElisabettaM... ce ne sarebbero altri, ma il 10 va rispettato.
Un saluto ad arr.top (mine deutsche frato-cugino, barbuto al centro del triumvirato reggente il clan Topa, davanti a un grande "maccarone" al ragù) che per un po' se ne va al Cairo...
...sopportare in silenzio il doppio-pesismo!
Il doppio-pesismo per cui si fa del "gossip" quando i moralisti sono di sinistra e si fa del "killeraggio" quando sono di destra... Ma lasciamo stare, evitiamo di mettere le mani in questa melma. In fondo le cose sono semplici e, se si facesse un po' di silenzio, la via maestra verrebbe alla luce naturalmente: smettere di giudicare le persone pubbliche nella loro intimità, iniziare a giudicare i fatti, le leggi, la politica.
Per il problema di giudicare le persone, come sempre, la rotta ce la indica la Chiesa nostra madre che ci dice: ODIA IL PECCATO MA AMA IL PECCATORE! Chiunque sia.
Purtroppo taluni (troppi) AMANO IL PECCATO E ODIANO IL PECCATORE, basta che sia altro da loro. Ebbene, costoro, poveretti, non hanno ancora incontrato la bellezza, l'amore, la potenza che è sul volto di Cristo.
Che possiamo essere testimoni sinceri di questa bellezza, di questo amore, di questa potenza! Noi portiamo questo tesoro in vasi di creta.
ALLA RISCOPERTA DELLE NOSTRE RADICI CRISTIANE



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