domenica, 24 febbraio 2008

"Il drago si pose davanti alla donna che stava per partorire" (Ap. 12, 4)

15.povero fetoSentirsi amato. Questa è l’aspirazione più profonda di ogni essere umano. Anche se non lo sa, anche se non lo capisce, che sia un grande scrittore o un perfetto ignorante, nel profondo ogni uomo desidera sentirsi amato. Qualunque età egli abbia, dalle poche ore fino ai cento anni, perché questa non è una cosa che si impara, ma la si “sente”, la si vive dentro. E’ la tensione della vita stessa. Vivere è amare e sentirsi amati.

Così penso agli aborti, ai piccoli feti non accolti (non amati). Alla ipocrisia che giustifica un omicidio in previsione di una possibile malformazione, di una qualche piccola o grande malattia. Spontaneamente mi chiedo: ma un bambino malato non ha ancora più bisogno di uno sano di sentirsi amato, accolto dalla sua mamma? Non è forse questo un diritto naturale, quello di essere accolti dalla propria mamma?

Ecco, l’inganno sta tutto lì, nel preteso diritto di non amare, di non accogliere. Questo è il veleno pronto per la madre che, debole nella fede e spaventata da medici poco medici, aderisce alla proposta del diavolo. E’ lei la vera vittima. L’altra, il bimbo innocente, è in realtà un vincitore chiamato al Regno dei cieli! La mamma è la vera vittima: negando l’amore, l’accoglienza a quel bambino, la maternità, nega sé stessa. Nega la Verità sulla Vita, anche la sua. Che Dio è Amore. Che siamo il tempio dello Spirito Santo. Che vivere è amare e sentirsi amati. Negando la Verità profonda della vita, quella che ci ha mostrato Gesù Cristo, il Vivente, finisce per ferirsi mortalmente, prigioniera di una paura senza Speranza.

Potrebbe sembrare non inerente. Ma ti invito ora a pensare, quando sarai lì, vicino all’urna del voto, al pozzo della vita. Alla difesa dei valori, a ciò che conta sicuramente più di un punto di PIL o di qualche tassa in più o in meno…

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categoria:vita, elezioni, aborto
martedì, 05 febbraio 2008

Fatti nuovo, nel cuore e nello spirito!

14.quaresimaE’ di nuovo Quaresima. E mi interrogo. Sento tutto il rischio della routine che mi assale fin nelle “cose di Dio”. Il rischio di dare tutto per scontato, anche il rapporto con i fratelli, la Parola, la presenza di Cristo nell’Eucaristia... Eppure niente è scontato. So che ci sono opere buone che attendono solo me per essere compiute… E che amici più giovani di me se ne sono volati in cielo in un soffio… Sento che ci sono doni immensi che Dio vuole farmi ma io, stupido, sto lì che non Lo lascio nemmeno parlare. Preso dal tran-tran del quotidiano il mio cuore gli dice: “Ho cose più importanti da fare!”.  Eppure ne ho visti di miracoli…

E’ di nuovo Quaresima. E in un mondo che ormai non lo sa nemmeno, sento dentro di me quella vocina della coscienza, il luogo dove parla Dio, che mi ripete che è il momento di lavorare il terreno. E poi c’è da gettare il seme, da concimare, lasciando che la pioggia bagni il tutto. Il seme di ieri non esiste più, ha già dato i suoi frutti. E se ci penso non posso che ripetermi: Sì, ne ho visti proprio tanti di miracoli…

E' di nuovo Quaresima. E proprio il ricordo delle meraviglie che Dio ha compiuto in questi anni mi dà coraggio: c'è bisogno di lavorare con seme nuovo a questo campo. Digiuno, elemosina, preghiera: gli attrezzi ce li ho!

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categoria:cuore, spirito, quaresima
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