continuo ad ascoltare la radio!
Qualche mattina fa sentivo, sul primo canale della radio, una di quelle conversazioni davanti alle quali ti si può tranquillamente accapponare la pelle. Se questa è informazione, se questa è cultura, se questo è "approfondimento", veramente siamo alla frutta. Il discorso, genericamente individuato dal conduttore di turno, verteva nientemeno che sullo stato e le prospettive di sviluppo per il nostro paese. Telefonicamente i luminari chiamati ad intervenire, regalando perle di saggezza alla trasmissione, erano Veronica Pivetti e Gianni Boncompagni.
Ebbene, lei, dopo un approssimativo inno a tutto ciò che è nuovo (nuovo è bello), giovane (giovane è bello) e così via, inizia ad attaccare... indovinate chi? Ovviamente la Chiesa (vecchia), il papa (reazionario), la morale cattolica (medioevale, antifemminista, omofobica)... l'altro ospite subito si accoda. Il conduttore invita blandamente al rispetto per le posizioni di quei poveracci dei cattolici che... però, insomma, tra le righe si capisce benissimo che anche per lui sono indifendibili.
Non voglio nemmeno entrare nel dettaglio delle considerazioni e in alcune "perle" regalate in questa mezz'ora: fior di filosofi, di santi, di anime pie hanno risposto nei secoli a quelle argomentazioni. Nè mi spaventa o demonizzo chi la pensa diversamente da me. Anzi, sono convinto che proprio a queste persone è necessario presentare la bellezza di Cristo!
Non posso non notare, però, che i salottieri ospiti si sono guardati bene dall'attribuire le stesse qualità (vecchio, reazionario, medioevale) a chi in nome di Dio, ancora oggi, mozza le teste... E resto inorridito davanti a ciò che resta, qualitativamente parlando, di un servizio pubblico. Cose grandi, profonde, belle, sante, una cultura millenaria... tutto ridotto a battutacce da bar!
La brutta morte.
Resto sempre sconcertato di fronte agli arzigogoli mentali di chi si avvoltola nei pensieri del suo cuore per cercare di riuscire a capire quando una vita è degna o non è degna di essere vissuta. E' inutile, si entra in un vicolo cieco. Milioni, miliardi di ipotesi possibili... quanti sono gli esseri umani!
Eppure la cosa è semplice: la vita non è degna di essere vissuta perché sei bello, brutto, ricco, povero, intelligente, buono, cattivo, deficiente, sano, abile o diversamente abile fino a sembrare un vegetale... La vita è degna di essere vissuta sempre, semplicemente perché è vita. Perché la Vita è la radice. La radice di tutto. La radice del mondo. La radice dell'esistenza. E nemmeno io stesso posso mettere in discussione la radice della mia esistenza, pena il cadere nel Nulla. Noi credenti abbiamo la Grazia di essere certi che la radice dell'esistenza, quella che ti chiama alla Vita, è Dio. E che Dio è Amore, anche quando noi, meschini, questo amore non riusciamo a vederlo. Il discorso, però, oggi non tocca solo le cose di Dio, ma anche quelle dell'uomo e della sua ragione...
Qua non c'è nessuna spina da staccare. Non c'è nessun testamento scritto della persona in questione (eppure un contratto serve anche per vendere un motorino, oggigiorno...). Non c'è nessuna sofferenza fisica dell'interessata (è in stato vegetativo). Non c'è nessuna impossibilità ad accudirla (le suore hanno chiesto di continuare ad accudirla come fanno da tanti anni). Forse, c'è solo la sofferenza di chi non vuole vederla così, perché ritiene che non sia giusto, che non sia "degno" vivere così. Ebbene, a questa sofferenza non c'è risposta, su questa terra. E dare una "brutta morte", per fame e per sete, servirà solo a rendere questa sofferenza più viva.
ALLA RISCOPERTA DELLE NOSTRE RADICI CRISTIANE



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