...e, alla fine, arriviamo alla radice del male.
Nei giorni scorsi, su "Il foglio", il direttore Giuliano Ferrara aveva scritto dei "suonatori di organetto" che pretendono di eliminare la sofferenza dando ad adulti consenzienti un mezzo per interrompere le proprie sofferenze, corporee o psicologiche, in strutture apposite (le cliniche della morte, già esistenti in altri paesi e dai nomi beffardi come Exit, Dignitas, ecc.). Bene, nell'edizione odierna dello stesso giornale è possibile leggere quello che un tizio rimprovera al buon Ferrara. Non importa chi è il tizio, perché è paradigmatico:
Inizia ricordando che non si è obbligati a decidere di morire. Finisce informando che "nessuno di noi (noi chi?), pur fortemente tentato, augurerà al direttore di soffrire tanto come quei poveretti che decidono di farla finita". Quindi chiude (e qui il codino di chi conosciamo spunta fuori dall'ultima frase): "Perchè noi siamo migliori di voi". Alla fine la bocca parla dalla pienezza del cuore. Nella superbia (che, certo, non è prerogativa di una certa parte politica) è nascosta la radice del male, come spiega bene la Bibbia nel Genesi: "Se mangi quel frutto sarai come Dio. Conoscerai il bene e il male!". Cosa porta come conseguenza accettare questa seduzione? So io cosa è bene per me: la superbia, appunto. Questo presuppone che Dio non ti ama, ti vuole limitare, non vuole che tu sia come Lui.
Bene, noi non siamo migliori nè peggiori di nessuno. Siamo dei poveracci pieni di contraddizioni, come d'altra parte ogni uomo. Poveracci che però, alzando gli occhi, perché questa Verità la comunica uno Spirito, "sentono" che non è mai il momento di farla finita, semmai è il momento di passare a miglior vita. E il momento buono non lo decidiamo noi, che siamo, per l'appunto, dei poveracci. Il momento buono lo conosce il Signore della vita.
E allora. Tu non credi che esista un Signore della vita? Non credi che la sostanza di questo Signore sia Amore? Sei libero. Alla fin fine, in privato, puoi fare quello che vuoi della tua vita (e, in certi casi di coscienza, anche di quella dei tuoi cari)... Ma qua parliamo di sfera pubblica. E allora noi faremo tutto il possibile, sempre, anche in sede legislativa, perché questa deriva di disperazione non sfondi ogni argine, non sia assicurata per legge. Per noi si tratta di mantenere viva la Speranza: no alla eutanasia. Non c'è nessuna crudeltà: infatti no anche all'accanimento terapeutico. C'è solo una visione diametralmente opposta di che cos'è la Pietas. E l'essere migliori o peggiori di qualcuno nun ce ne pò fregà de meno...
ALLA RISCOPERTA DELLE NOSTRE RADICI CRISTIANE



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