... ovvero: il pesce puzza a partire dalla testa!
Ieri mattina (sabato) Prodi, sinceramente indignato per la situazione dei rifiuti in Campania, aveva il piglio televisivo del "decisionista". Fin da lunedì mattina ha assicurato che inizierà una serie di consultazioni con i suoi ministri e che, a breve, saranno prese le opportune decisioni. "Fin" da lunedì? O non sarebbe meglio dire "solo" da lunedì? Bah! Fategli fare questo ultimo scampolo di ferie e poi si vedrà. Ormai vive in un mondo tutto suo, in cui tutto va bene: "si fa" -dice lui- e quindi "si dura" (ma intanto cui prodest?).
Intanto la monnezza avanza, sembra un po' "il nulla" di Neverending story, che i bambini hanno visto ieri in tv. Chi la fermerà? Bassolino è presidente della Regione da tanti anni e dice che, in fondo, le colpe non sono solo sue. Siamo ridotti a sentirci dire che lunedi si individueranno i siti dove smaltire provvisoriamente... Lunedì? E nei mesi, negli anni precedenti, di cosa si discuteva? E il nostro sindaco, con tutto il consiglio comunale, invece di proporre siti d'emergenza, dove smaltire, di cosa discuteva? Di proibire le sigarette in Villa Comunale? O di ridurre l'inquinamento proibendo ai vecchi motorini la circolazione?
La "testa", certo, è marcia. Ma la monnezza, questa trabordante e trionfante monnezza che avanza, invincibile, è una immagine di quello che c'è nel "corpo" della città, nei nostri cuori. Oggi a Napoli, domani chissà... Siamo monnezza. Quando non riconosciamo la dignità del lavoro (qua per farti pagare il dovuto sembra che stai chiedendo un piacere), quando indegnamente fingiamo di lavorare (ah, il pubblico impiego), quando l'egoismo ci dilania (ci sono infermieri, nei nostri ospedali, di fronte ai quali tranquillamente ci si può chiedere: "se questo è un uomo"), quando andiamo a tirar bulloni alla polizia solo per sfogare quella rabbia indistinta che sentiamo dentro, quando siamo capaci di ogni turpitudine, in casa e a letto, quando la vita non conta più niente, neanche quella di un bambino nel ventre della mamma, che pure è l'ultima e suprema Speranza. Bene ha detto il nostro cardinale Sepe: "Questa situazione ci offende nella dignità di uomini. Si preghi, si preghi molto allora", preghi la nostra città, perché una soluzione non è nelle nostre forze. E' in altre mani. Sante.
E infatti, in questo letame, ogni tanto continuano "a nascere i fior", e ne basta uno piccolo piccolo perché io continui ad amare Napoli, nonostante tutto. Perché? Perché Napoli è Patria, sangue del mio sangue, Terra mia... Dove mi basta sentire una inflessione nel dialetto per capire di che pasta sono fatte le persone.
ALLA RISCOPERTA DELLE NOSTRE RADICI CRISTIANE



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