La brutta morte.
Resto sempre sconcertato di fronte agli arzigogoli mentali di chi si avvoltola nei pensieri del suo cuore per cercare di riuscire a capire quando una vita è degna o non è degna di essere vissuta. E' inutile, si entra in un vicolo cieco. Milioni, miliardi di ipotesi possibili... quanti sono gli esseri umani!
Eppure la cosa è semplice: la vita non è degna di essere vissuta perché sei bello, brutto, ricco, povero, intelligente, buono, cattivo, deficiente, sano, abile o diversamente abile fino a sembrare un vegetale... La vita è degna di essere vissuta sempre, semplicemente perché è vita. Perché la Vita è la radice. La radice di tutto. La radice del mondo. La radice dell'esistenza. E nemmeno io stesso posso mettere in discussione la radice della mia esistenza, pena il cadere nel Nulla. Noi credenti abbiamo la Grazia di essere certi che la radice dell'esistenza, quella che ti chiama alla Vita, è Dio. E che Dio è Amore, anche quando noi, meschini, questo amore non riusciamo a vederlo. Il discorso, però, oggi non tocca solo le cose di Dio, ma anche quelle dell'uomo e della sua ragione...
Qua non c'è nessuna spina da staccare. Non c'è nessun testamento scritto della persona in questione (eppure un contratto serve anche per vendere un motorino, oggigiorno...). Non c'è nessuna sofferenza fisica dell'interessata (è in stato vegetativo). Non c'è nessuna impossibilità ad accudirla (le suore hanno chiesto di continuare ad accudirla come fanno da tanti anni). Forse, c'è solo la sofferenza di chi non vuole vederla così, perché ritiene che non sia giusto, che non sia "degno" vivere così. Ebbene, a questa sofferenza non c'è risposta, su questa terra. E dare una "brutta morte", per fame e per sete, servirà solo a rendere questa sofferenza più viva.
ALLA RISCOPERTA DELLE NOSTRE RADICI CRISTIANE



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