Persuasione, paternalismo e giustizialismo nell’esercizio attuale dell’autorità.
“Festa, farina e forca” sono le tre “f” che, secondo Ferdinando II di Borbone, consentono di ben governare un popolo. Andando più indietro, nel tempo, troveremo le radici del detto nell’antica Roma, con il famoso “panem et circenses”… Andando molto più avanti, ai nostri giorni, scopriamo che i figli della rivoluzione sessantottina, pur additando come reazionari i Borboni paternalisti e gli Imperatori romani populisti, ne ripetono le gesta.I concetti entrati nel sentire comune della cultura dominante sono semplici.
Uno dei compiti di un buon sindaco, di un buon politico, di una buona giunta è: organizzare una estate a base di feste. Le feste proliferano. C’è quella del papà, della mamma, della nonna, della donna… e hanno una valenza commerciale non trascurabile. In altre parole, “tirano” una stanca economia… Ma la “perla” dei profeti dell’effimero è stata quella di inventarsi la Notte Bianca. La festa senza motivo. La baldoria per la baldoria. Qualcuno di questi sindaci, di quelli più avveduti, ha inserito qualche evento “culturale” all’interno del programma dei festeggiamenti. Così potrebbe sembrare a qualcuno… ingenuo! Generalmente si tratta sempre degli stessi artisti, quelli che legano la loro arte a un campanile e… alla fin fine sono i cantanti o i comici che conosciamo, quelli a senso unico… Cultura, insomma, è aggiungere la trasmissione di messaggi di parte al programma dei baccanali. L’autorità si esercita con la persuasione, “educando” il popolo, che per definizione è da ritenersi ignorante (in fondo questi signori sono borghesi illuministi!). Quale occasione migliore di una festa?
Una concezione autoritaria dello Stato sottende l’idea che questo deve dare la farina al popolo. Uno stato liberale lascia che l’economia e il libero gioco della domanda e dell’offerta permettano a tutti di mettere qualcosa sotto i denti. Lo Stato, per una coscienza cristiana, deve vigilare a che si rispettino le regole e mette in atto degli ammortizzatori sociali, assicurando a ciascuno, anche materialmente, il rispetto della propria dignità di essere umano. Una parte consistente del sindacato, una parte consistente della sinistra (sic!) di governo (stra-sic!), però, continua a pretendere privilegi per chi (vedi case ai cosiddetti centri sociali) non vuol lavorare e pretende riconoscimenti in virtù di non si sa quale benemerita azione esercitata per il bene comune (l’apologia delle droghe, forse?)… Bastone (poco) e carota (molta) per riuscire a governare questi “compagni” che sbagliano. L’autorità si esercita con il paternalismo.
Infine, ci vuole pure la forca! E qui siamo all’apice, al tripudio della nostra classe di governo e della cultura dominante. Esistono reati (noi diremmo “peccati”), pur abietti ed esecrabili, nei confronti dei quali non vi è la minima misericordia nel sentire comune. Li si guarda con occhi strabici: così se un avversario politico va con una prostituta… apriti cielo! Ma poi lorsignori sono per le case chiuse e per la legalizzazione della prostituzione; se abbandoni un animale domestico sei bollato come un assassino… se ti liberi di un figlio con l’aborto eserciti la tua “maternità responsabile”; se un prete è pederasta o pedofilo si consiglia al papa di ripristinare le celle vaticane e di rinchiudercelo, anche se poi si critica lo stesso papa che limita l’accesso degli omosessuali ai seminari… L’autorità si esercita con il giustizialismo: la forca rassicura il popolo. Ma qui inciampano (vedi la storia delle intercettazioni…) e inciamperanno sempre i forcaioli alla Robespierre: chi inizia a tagliar teste finisce con la testa tagliata, perché “chi è senza peccato scagli la prima pietra”.


















